Dove

I luoghi raccontano. Custodiscono emozioni, avvenimenti, progetti... memorie mute e silenziose che si svelano solo a coloro che sono disposti ad ascoltare.

Quando ho visto per la prima volta lo stabile del n°7 di via Canapificio mi sono subito reso conto che aveva un vissuto importante e una storia da rivelare.

Spiando il fabbricato dall’esterno, dai vetri offuscati e sporchi tipici dei luoghi in abbandono, ho rivissuto la stessa emozione di quando, da bambino, spiavo la vetrina del fotografo alla periferia di Torino.
Allora ero desideroso di capire cos’erano quelle scatole magiche che riproducevano la realtà. Ora, adulto, mi sono trovato a immaginare che cosa si potesse fare in questo edificio dismesso ma ancora pulsante e vivo.

Nel 2014, quando scoprii lo spazio oggi sede di Rocci-image for business, l’edificio era in stato di abbandono ma presentava ancora marcati quei tratti architettonici che caratterizzano l'intera area dell’ex Canapificio, creato nel 1883 a Crocetta del Montello dai soci Antonini, Ceresa e Zorzetto.

Nell’attuare il restauro ho voluto mantenere e valorizzare la struttura e gli interni originali, esaltare le colonne portanti e creare nelle nicchie vetrate del soppalco degli uffici unici, modulando così la scansione dello spazio per le nuove attività senza tradire lo spirito del luogo.

Così questa porzione del complesso, dopo quasi 130 anni dalla sua edificazione, ha ripreso vita ed è diventata la nuova sede dello studio di fotografia industriale, oltre che luogo di condivisione di saperi visivi.

Inaugurato con successo all'inizio del 2016, è oggi la sede di Rocci-Image for business. Un luogo che testimonia come l'immagine ha valore se veicola un contenuto. Una storia.

Sei curioso di vedere dove siamo? Anche se non ci conosciamo, se un giorno sei dalle nostre parti, passa a trovarci. Faremo volentieri una pausa per offrirti un caffè e, se avrai tempo, ti racconteremo un po' di più di questa storia.

Cenni storici

Costruito nel 1883, il Canapificio Veneto Antonini & Ceresa spa fu il progetto industriale voluto da Andrea Antonini. Alla sua inaugurazione misurava 7.000 metri quadrati e negli anni di massima produzione vide al lavoro oltre 3.000 persone. La storia del canapificio iniziò su un terreno incolto attraversato dal canale Brentella, che nel 1400 la Serenissima aveva derivato dal Piave e che permise all'imprenditore di poter contare su un'importante fonte di energia. L'area aveva le caratteristiche ideali per l'avvio dell'attività di lavorazione della canapa.
Cuore dell'attività era la produzione di filati di canapa utilizzata per produrre corde e cordami utilizzati soprattutto in marina. Attorno alla fabbrica nacque presto il villaggio operaio, costruito per rispondere alle esigenze abitative e sociali dei lavoratori impiegati nella produzione che arrivavano dai paesi vicini: asilo, cooperativa, circolo culturale e, non ultima, la chiesa completarono la vita del complesso.

Gli effetti della Grande Guerra, vissuta duramente in questi territori, non risparmiarono la struttura e l'attività, che dovette attendere il termine del conflitto e la ricostruzione per veder ripartire la produzione. Nel breve periodo di pace e durante la Seconda Guerra Mondiale, gli investimenti del regime fascista nelle produzioni nazionali frutto delle politiche autarchiche garantirono al canapificio finanziamenti che gli permisero di risollevarsi temporaneamente.

Ma sarà l’arrivo della plastica a sancire la fine di una produzione diventata poco redditizia. Dalla metà degli anni '50 il canapificio visse il suo graduale declino, fino al 1968, anno in cui gli impianti furono smantellati e lo stabile venduto.
Dopo 85 anni di storia il Canapificio, figlio di modelli produttivi e sociali divenuti obsoleti, lasciò posto a nuove idee di imprenditoria.

I lavori di recupero

Nella progettazione del nuovo Studio Fotografico Rocci è stata seguita una logica di valorizzazione dei segni architettonici più significativi legati al passato industriale della struttura. Il controsoffitto che tamponava la zona dei set fotografici è stato eliminato, riportando a vista le campate che si susseguono ora ritmicamente come in origine in tutta la lunghezza. La struttura vetrata soppalcata è stata mantenuta e valorizzata, e ospita la seconda sala di posa per lo still-life, uffici e area stampa e post-produzione.
Le colonne, anima portante dell'intero spazio, attraversano il volume diventando segno distintivo dello studio, rimando a un passato che fa da abito a uno spirito creativo che guarda positivo al futuro.