L' Host e la fotografia di food

Si è concluso da poco, a Milano, l’Host, evento internazionale sulla ristorazione.

A definire il successo della manifestazione parlano i numeri: +24,3% di visitatori professionali confermano per l’industria dell’ospitalità il trend di crescita. Rispetto al passato, un numero semore maggiore di espositori si è impegnato a contestualizzare i propri prodotti con veri e propri racconti spesso di grande fascino, andando a rafforzare il made in Italy e a sottolineare come innovazione, specializzazione e presentazione del prodotto siano le chiavi per coinvolgere il consumatore evoluto del terzo millennio.

Una forte specializzazione

Un certo tipo di utenti guarda all’alimentazione con una nuova visione più salutare rispetto al passato, sia per filosofia di vita (come ad esempio i vegani) o per problemi alimentari (intolleranze).

Queste categorie di utenti hanno spinto il mercato verso una specializzazione che richiede una comunicazione nuova e più specifica.

Macchine sempre più sofisticate che prevedono e semplificano la preparazione del cibo, cuochi e pasticcieri che diventano anche venditori straordinariamente preparati, brossure eleganti con immagini attuali e coinvolgenti.

Food photography

Su questa ultima parte vorrei aprire un capitolo parlando della fotografia di alimenti o più comunemente definita fotografia di food. E no, non è lo scatto del vostro amico che, puntuale, a pranzo vi aggiorna da Instagram su cosa sta mangiando!

La food photography è un settore specifico della fotografia di still life che ha lo scopo di produrre immagini evocative e attraenti legate al cibo, suscitando specifiche sensazioni all’osservatore destinate alla pubblicità, a un packaging o all'editoria.

 

E qui non mi stancherò mai di ripetere quanto sia importante l’immagine in un processo di vendita.

Oggi vi svelo 6 punti fondamentali per produrre immagini professionali e di comprovata efficacia.

 

  1. Scopo: definire obbiettivi strategici e utilizzi in rapporto al mercato di riferimento (dovrebbe essere una cosa scontata ma spesso viene trascurata). Dove verrà utilizzata l'immagine? Lo scopo è raccontare una ricetta, un ingrediente o la tecnologia che ha permesso di cucinare in un certo modo? Dove verrà diffusa l'immagine? Sono tutte domande da farsi da cui dipendono anche i punti successivi.
  2. Scelta degli ingredienti: questi devono risultare esteticamente belli, non necessariamente buoni! Spesso gli ingredienti hanno bisogno di alcuni accorgimenti “artificiali”…che non vuol dire falsare il prodotto, ma semplicemente renderlo più interessante con una sorta di make-up. Ad esempio, il punto di cottura corretto quando mangiamo un piatto non è detto che sia esteticamente il punto di cottura più “bello”. Ad esempio, quello che nella realtà potrebbe sembrarci troppo cotto, visivamente ci comunica invece il sapore di un piatto croccante e saporito.
  3. La luce: è l’aspetto più importante perché l’utilizzo della luce nel food fa veramente la differenza. La luce è infatti l’elemento essenziale perchè definisce il sapore visivo: creare una luca diffusa o radente, esaltare la lucidità di un condimento o la texture di una crema, sono effetti possibili grazie alla luce. Ovviamente anche la luce segue le tendenze e il gusto del periodo di riferimento.
  4. Set e inquadratura: il set e l’inquadratura sono aspetti che si condizionano a vicenda. La scelta di un set con una precisa logica di stile, sfondi e materiali stimola e suggerisce la tipologia delle inquadrature. Ad esempio una ripresa rigorosa, geometrica o zenitale andrà bene per un set di gusto minimale mentre un’inquadratura più bassa, coinvolgente e calda sarà più efficace su un set creato per una ricetta della tradizione.
  5. Il racconto e lo stile: questo ambito si collega con il primo punto perché, una volta definiti gli obiettivi rispetto alle finalità, si definisce anche la strategia. Infatti, nei progetti strutturati, il fotografo collabora con un food stylist, il cui ruolo è quello di avere la capacità di tradurre le sensazioni olfattive, gustative, visive di un piatto o prodotto in un’immagine. Deve sapere recuperare gli ingredienti per il suo lavoro, anche quelli più difficili da reperire, e gli oggetti che rafforzano il gusto del piatto. Inoltre deve saper creare appositamente tutte le ricette richieste dai suoi clienti e, naturalmente, avere una profonda conoscenza della cucina nelle varie culture.
  6. La tecnica: tralasciando una corrente di pensiero semplicistica che vuole riportare tutto alla possibilità di ottenere delle buone fotografie con lo smartphone e qualche filtro (cosa che in alcuni casi capita, ma è pura fortuna!), l’uso di attrezzature specifiche è consigliato. Naturalmente non è sufficiente avere l’ultimo accessorio per illuminare, mentre diventa importante poter contare su un fotografo esperto di food photography, rispetto a quello improvvisato o abituato magari ad altri tipi di fotografia. Fa parte della tecnica anche una specifica competenza in post-produzione per cucinare l'immagine al punto giusto, per restare in tema, e dare il tocco di pepe finale.  

Dopo lo scatto 

In ultimo, per dare coerenza e esito positivo alla fotografia di food è fondamentale essere aggiornati ed avere una conoscenza non solo della tecnica fotografica, ma anche di tutto quello che succede dopo aver prodotto una splendida immagine. È quindi importante tanto essere attenti alle tendenze e alle evoluzioni del mercato quanto essere consapevoli dei linguaggi specifici dei vari media , tradizionali o social, per saper sfrutttare correttamente l'immagine ottenuta.

Concludendo, credo che la fotografia di food sia un’attività complessa e specifica che non lascia spazio all’improvvisazione.

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